Fine vita: “la dignità della persona si tutela anche garantendo cure ed assistenza fino alla fine”

Comunicato di Volpi

date
23 ottobre 2026
- Redazione
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L’approvazione da parte dell’Assemblea legislativa dell’Umbria della legge sul suicidio medicalmente assistito apre una riflessione profonda su un tema che coinvolge la dignità della persona, la sofferenza, la libertà di scelta e la responsabilità delle istituzioni.
«Credo nel valore della vita e nella dignità di ogni persona, anche quando la malattia, la sofferenza e la perdita dell’autonomia rendono il percorso particolarmente difficile. Questo non significa ignorare il dolore di chi affronta situazioni estreme, né giudicare le persone e le loro famiglie. Significa riconoscere la responsabilità che abbiamo, come società, nei confronti di chi soffre e di chi si prende cura dei propri cari».
Ritengo che una materia così delicata avrebbe richiesto un confronto più ampio e approfondito, anche alla luce delle questioni giuridiche, etiche e organizzative emerse durante il percorso legislativo e della necessità di un quadro normativo nazionale organico.
Un elemento merita inoltre di essere evidenziato: la legge è stata approvata senza la partecipazione al voto della presidente della Regione, Stefania Proietti. Un dato istituzionale significativo, che si inserisce in un percorso caratterizzato da un dibattito complesso e da sensibilità differenti su una materia che tocca aspetti fondamentali della vita delle persone.
Ritengo fondamentale che il dibattito sul fine vita sia accompagnato da una riflessione concreta sulla capacità del nostro sistema sanitario di garantire assistenza adeguata a tutte le persone che ne hanno bisogno.
Le cure palliative non si limitano al controllo del dolore. Rappresentano una presa in carico globale della persona, che comprende il sostegno psicologico, l’assistenza domiciliare, la continuità delle cure e l’attenzione ai familiari e ai caregiver. Significano accompagnare, ascoltare e rispettare i bisogni della persona, preservando per quanto possibile la qualità della vita e garantendo sostegno a chi le è accanto.
«Ritengo prioritario rafforzare la rete delle cure palliative, migliorare l’accesso all’assistenza domiciliare, garantire hospice adeguati e sostenere concretamente le famiglie. Gli obiettivi di programmazione devono tradursi in servizi effettivamente accessibili, tempestivi e omogenei sul territorio. La dignità della persona non può dipendere dal luogo in cui vive o dalle possibilità economiche della sua famiglia».
In questa riflessione si inserisce anche la posizione dei vescovi umbri, che hanno espresso amarezza e delusione per l’approvazione della legge, richiamando il valore della vita e la tutela delle persone fragili.
«Su questioni così delicate è doveroso esprimere le proprie convinzioni con chiarezza, mantenendo rispetto per le opinioni differenti. Il confronto non deve trasformarsi in uno scontro ideologico, ma deve aiutarci a riflettere sulle responsabilità delle istituzioni e sulle risposte che siamo in grado di garantire alle persone e alle loro famiglie.
Una società si misura anche da come si prende cura delle persone quando non può più guarirle. Per questo ritengo che il valore della vita e della dignità umana debba tradursi in un impegno concreto per garantire assistenza, cure appropriate, vicinanza e sostegno fino alla fine».
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