Consiglio comunale: lunedì 16 marzo la seduta
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Sarà prorogata fino al 15 febbraio la mostra “Simile a un riverbero” di Gianni Moretti, ospitata a Perugia da Palazzo della Penna. Dal 7 al 15 febbraio, inoltre, nel salone di Apollo tornerà anche l’installazione “Anna – Monumento all’Attenzione (promessa)”. All’interno della personale dell’artista perugino, al piano terra del Centro per le arti contemporanee, il mandala costituito da circa 700 cardi in acciaio e alluminio si schiuderà dunque ancora una volta, dopo la positiva accoglienza da parte del pubblico registrata alla fine del 2025, lanciando il suo potente invito a inoltrarsi in un pellegrinaggio, sia fisico sia dell’anima, verso uno dei luoghi simbolo della tragedia della seconda guerra mondiale.

Ogni visitatore sarà infatti libero di prelevare uno degli elementi che compongono l’installazione, ma assumendo l’impegno (di qui la “promessa” del titolo) di piantarlo entro un anno in un terreno lungo la mulattiera che da Sant’Anna di Stazzema conduce a Valdicastello Carducci. E’ lo spazio in cui Moretti ha creato “Anna – Monumento all’Attenzione”, dedicato ad Anna Pardini, la più giovane vittima della strage nazi-fascista del 12 agosto 1944, e formato da 26.919 elementi, uno per ogni giorno non vissuto da Anna, dal momento della morte al giorno dell’inaugurazione del monumento. All’inizio la forma prescelta per i componenti era quella del chiodo, poi dalla collaborazione con la ditta Giovanardi s.p.a. che ha seguito la costruzione del monumento e da ricerche su fiori e piante legate alla memoria, è scaturita l’idea del cardo, ispirata in particolare a una leggenda tedesca.

“Anna – Monumento all’Attenzione (promessa)” chiama il fruitore a porsi in risonanza con uno spazio di memoria collettiva, libero di interrogarsi così come di passare oltre, di scavare nel buio di un pezzo di storia nazionale così come di indagare microstorie e riconnetterle al suo vissuto o all’identità profonda di un Paese.

L’installazione polarizza lo sguardo come una raggiera di lampi di luce, stentorea quanto pronta a disfarsi per mano del visitatore in cui riesca a innescare un’attività di ricerca personale e il conseguente desiderio di contribuire al monumento in fieri a Sant’Anna. Un “a sé” nella cornice di una esposizione che accosta progetti e opere finite la cui lettura viene agevolata, oltre che da didascalie, da una mappa e da riflessioni pubblicate sul sito dell’artista fruibili attraverso QR Code. L’11 febbraio alle ore 18, inoltre, nel salone di Apollo, sarà presentato il catalogo con un testo critico di Saverio Verini e introduzione di Marco Pierini.

Gianni Moretti confessa di tenere molto alla monografica perugina. Per la prima volta, infatti, la sua città natale diventa scrigno di ben 16 anni di intensa ricerca artistica. Per lui, che da anni vive e lavora a Milano, tornare a Palazzo della Penna, dopo la partecipazione a tre precedenti collettive, è “un’esperienza bellissima per cui ringrazio l’amministrazione comunale di Perugia e il vicesindaco Marco Pierini”, ma “è stata anche difficile”. “Questa mostra l’ho immaginata proprio per la città di Perugia – spiega -. Non avrei potuto immaginarla per nessun altro luogo ed è stato complesso costruirla, mescolando opere realizzate e progetti aventi come filo conduttore la relazione tra corpo e memoria”. Ma è stata anche “una necessità” raccontare quanto fatto alla sua terra di origine, lasciata verso i venti anni: “Così lo ho raccontato anche a me stesso, tanto che curo un quaderno di appunti su questa esposizione intitolato ‘A P., A G.’, dedicato sia a Perugia sia a me”.

La poetica del riverbero, richiamata dal titolo dell’esposizione, stimola altresì un colloquio circolare tra dimensione collettiva e privata e tra opera e visitatore. “A Perugia presento in particolare i frutti di una riflessione sul monumento e l’anti-monumento – prosegue Moretti -. Tutto è iniziato con ‘La Bell’ra’, progetto dedicato a una vittima di femminicidio nella città di Milano. Poi nel 2016 sono stato contattato da Luigi Ficacci, allora soprintendente di Lucca, per realizzare un monumento per le vittime dell’eccidio di Sant’Anna, monumento poi prodotto e realizzato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara nell’ambito del Piano Arte Contemporanea 2016 del Ministero della cultura”.

“Nell’immaginare il monumento – spiega ancora l’artista – mi sono posto tre domande fondamentali: cosa è un monumento, come si fa a tenere viva la memoria e, soprattutto, che diritto ho io di approcciare un fatto storico di questa portata, visto che non ne sono stato testimone? Allora ho iniziato a fare ricerca, a parlare con i superstiti, a riflettere su sistemi di relazione in base ai quali il visitatore si potesse sentire chiamato in causa. Dopo alcuni mesi ho anche pensato di abbandonare un progetto così complesso… Poi un giorno, nella chiesa di Sant’Anna, ho visto una lapide con le foto dei bambini uccisi durante la strage. Mi è caduto l’occhio su Anna, nata nel ’44 pochi giorni prima dell’eccidio e pochi anni prima di mio padre. Tutto è diventato meno astratto, perché le due figure si sono come sovrapposte, e ho scelto di attivare il fruitore attraverso la facoltà dell’immaginazione, in genere scoraggiata nell’arte monumentale, soprattutto se pensiamo a quella legata ai totalitarismi, che anzi impone un modello da cui non ci si può allontanare. Per la progettazione e costruzione di Anna – Monumento all’Attenzione si è trattato di ‘Ricordare la vita con la vita’, per usare le parole di James Young”.

Arte relazionale all’ennesima potenza, dunque. Ad alimentarla c’è un altro fattore in un artista che è anche docente all’Accademia di Belle Arti L’Aquila: il dialogo con gli studenti. “L’insegnamento non rientrava nei miei piani originari – racconta -. Poi mi sono reso conto di quanto esso apporti un nutrimento profondo alla mia ricerca e produzione. I miei studenti mi insegnano il coraggio di uscire dalla zona di comfort, di esporsi, mi costringono a non chiudermi e a vedere la contemporaneità anche con gli occhi di un’altra generazione. La mia ricerca artistica entra nella mia attività di didattica e viceversa”.




