La tutela delle pari opportunità e del ruolo delle donne sul lavoro sono diritti e non privilegi. È stato presentato oggi in IV commissione consiliare l’ordine del giorno urgente, a firma della maggioranza, sulla tutela delle consigliere di parità regionali e territoriali. L’atto prende le mosse dal decreto legislativo, varato dal governo ad inizio marzo 2026, che mira a reimpostare l’istituto delle consigliere di parità, eliminando le figure territoriali a beneficio di un’unica figura centrale.
La misura si prefigura fin da subito come un pregiudizio serio all’esercizio delle pari opportunità e alla tutela concreta dei diritti delle donne in ambito lavorativo; tale rischio emerge in maniera ancora più netta se si tiene in considerazione la tempistica con la quale il decreto è stato emanato, a ridosso delle celebrazioni dell’8 marzo e degli 80 anni della conquista del voto alle donne in Italia. Il decreto del marzo 2026 si pone sulla stessa linea del Decreto Legislativo del febbraio 2025 in accoglimento alla Direttiva UE 970/2023 sulla trasparenza salariale: emanato in ritardo e svuotato dei suoi contenuti più innovativi, ha rappresentato un’altra mancata occasione di promozione di un nuovo modello paritario di trattamento lavorativo.
Come messo in evidenza dalla consigliera PD Francesca Pasquino, prima firmataria dell’ordine del giorno, la centralizzazione delle attività dell’organismo di parità, fulcro del decreto marzo 2026, non tiene in considerazione il connotato della “territorialità”, fondamentale per il corretto svolgimento del ruolo di tutela e sostegno delle donne nei luoghi di lavoro da parte delle consigliere di parità. Ancora una volta, il rischio è quello di fare della parità di genere e della tutela dei diritti delle donne sul lavoro concetti che restano solo sulla carta, senza un’effettiva traduzione in azioni concrete e calate sulla realtà.
“Questo atto, proposto in sede di commissione, deve essere uno strumento per enfatizzare la necessità e l’obbligatorietà di strumenti di tutela di prossimità, e non la loro opzionalità”, dichiara la consigliera Pasquino, “il comune deve pertanto impegnarsi, nelle sedi istituzionali centrali, affinché tale connotato resti centrale e non diventi marginale, o del tutto inesistente”.
“Se dovesse venire meno la figura delle consigliere di parità territoriali, chi assolverà, in concreto, le loro funzioni in ambito territoriale?” si domanda, infine, l’Assessora con delega alle pari opportunità Costanza Spera, invitata in sede di discussione, “il rischio concreto della scomparsa della figura delle consigliere di parità non riguarda solo una diminuzione della tutela dei diritti, ma anche l’insorgere di nuovi divari e discriminazioni nei luoghi di lavoro. Questa non può essere solo una questione ideologica, ma deve essere una battaglia per l’emancipazione femminile e a sostegno dei diritti delle donne”.




