E’ stato approvato con 18 voti favorevoli, 5 contrari e 3 astensioni l’ordine del giorno presentato dai consiglieri Carini e Mazzanti, del gruppo Pensa Perugia, e dai consiglieri Ermenegildi Zurlo e Pasquino, del gruppo Partito Democratico, avente ad oggetto: Accesso alle pratiche di crioconservazione degli ovociti.
Cesare Carini ha riferito che pur non consentendo alle donne single l’accesso alle tecniche di PMA (procreazione medicalmente assistita), la legge n. 40/2004 ammette all’art. 14, comma 8, la crioconservazione degli ovociti, previo consenso informato e scritto. Essa consente di conservare, in centri specifici e attrezzati, gli ovuli tramite congelamento ultrarapido in azoto liquido a circa -196°C (che protegge la qualità cellulare), al fine di poter intraprendere, in un secondo momento, una gravidanza.
Alla luce della significativa crisi demografica e della riduzione della fertilità femminile nel tempo, per i proponenti la crioconservazione può costituire uno strumento utile, pur non rappresentando una garanzia di futura gravidanza, essendo gli esiti condizionati da molteplici fattori, tra cui l’età al momento del prelievo, il numero e la qualità degli ovociti conservati e le condizioni cliniche individuali.
Tuttavia ciò si scontra con l’elevato costo delle procedure di crioconservazione circostanza che rischia di determinare una disparità nell’accesso a tali tecniche fondata sulla condizione economica delle donne.
Viste le iniziative assunte in tal senso dalla Francia (gratuità) e dal alcune regioni italiane (contributi economici), con l’odg i consiglieri impegnano l’Amministrazione a:
-farsi portavoce presso la Regione Umbria della necessità di rendere la procedura di crioconservazione degli ovociti un diritto accessibile mediante forme di gratuità, compartecipazione o contributo economico, anche in attesa della definizione di una disciplina nazionale uniforme;
-farsi promotori, presso le Istituzioni competenti, dell’esigenza di definire un quadro nazionale uniforme in materia di crioconservazione degli ovociti secondo criteri omogenei sul territorio nazionale, al fine di evitare situazioni di disparità tra le diverse Regioni;
-a promuovere la comunicazione e la diffusione delle informazioni relative alla pratica e alle modalità di accesso attraverso la collaborazione con medici di base, ginecologi e presidi territoriali quali i consultori.
Silvia Pannacci (PD) ha parlato di questione che affronta i temi della libertà di scelta, delle pari opportunità e della giustizia sociale. Dunque la conservazione degli ovociti non rappresenta solo una procedura medica, ma è la possibilità per una donna di preservare parte delle sue opportunità future.
Per Pannacci questa opportunità non può essere consentita (come invece avviene ora) solo a chi ne ha le possibilità economiche; ecco perché è fondamentale il ruolo del pubblico in questa situazione, al fine di sostenere chi non ha i mezzi per accedere alla crioconservazione.
Ovviamente ciò non significa gravidanza certa né obbligo di avere figli, ma significa dare pari opportunità a tutte le donne, affinché si possano autodeterminare al 100% ed avere informazioni corrette.
Chiara Calzoni (Perugia Civica) ha detto di non essere contraria alla crioconservazione degli ovociti che rappresenta un’opportunità in più per le donne.
La libertà di scegliere se e quando diventare madre è un valore che va rispettato.
Per Calzoni, però, occorre distinguere tra la libertà di una scelta e la richiesta che questa scelta vada sostenuta dal sistema sanitario pubblico.
La consigliera ha detto di condividere la crioconservazione per ragioni mediche, correttamente sostenuta dal sistema sanitario, mentre altra cosa è la conservazione effettuata per ragioni personali. Quest’ultima è scelta legittima, ma che non deve comportare automaticamente il diritto alla compartecipazione pubblica alle spese.
Calzoni ha quindi espresso perplessità per il punto 1 del dispositivo, concordando invece sugli altri (in particolare sulle necessità di comunicazione ed informazione)
Leonardo Varasano (Progetto Perugia) ha confermato la sua contrarietà all’odg per due ragioni: la prima di tipo economico, trattandosi di indirizzo oneroso. Sarebbe quindi preferibile impiegare risorse per altre tipologie di sostegno alle famiglie. La seconda è sulla questione in sé per questioni di coscienza, perché congelare gli ovuli non è la migliore scelta possibile.
Federico De Salvo (Anima Perugia) ha preannunciato un voto a favore sull’atto, che è evidentemente politico, perché si parla di giustizia sociale (uguali possibilità per tutti). De Salvo ha affermato che il Comune può assumere molte scelte volte al sostegno delle famiglie e della genitorialità, come infatti sta facendo, ma può anche rivolgere ad altri enti inviti e indirizzi politici precisi come nel caso di specie. Auspicata, infine, è l’uniformità nazionale.
Lorenzo Falistocco (AVS) ha detto che nel dibattito emergono due visioni diverse di società. L’atto, per la maggioranza, va nella direzione dell’equità sociale, eliminando gli attuali privilegi. Per il consigliere è compito della politica trovare soluzioni, garantendo servizi per tutti.
Elena Fruganti (FdI) ha espresso perplessità per una proposta che prevede una copertura economica significativa di cui al momento non si comprendono i termini. Dubbi anche su quali fasi della procedura si intendono eventualmente finanziare.
Edoardo Gentili (Forza Italia) ha ribadito il sostegno all’atto: se ci sono modi per ampliare la sfera di libertà delle donne, vanno presi in considerazione.
Laura Tanci (Anima Perugia), invece, ha motivato l’astensione del suo gruppo: nessuna contrarietà al social freezing, ma la questione riguarda anche il ruolo delle istituzioni e le priorità del sistema sanitario. Il tema merita un approfondimento che tenga conto dell’equità dell’accesso e della sostenibilità delle scelte che le istituzioni sono chiamate a compiere. Inoltre, è necessario che si affrontino le difficoltà economiche e lavorative che molto spesso portano a rinviare la maternità.
Lorenzo Ermenegildi Zurlo (Pd) ha definito l’odg un atto politico che parla di tempo e di giustizia sociale, perché l’impatto del tempo sulle vite non è uguale per tutte e tutti. L’indirizzo è dunque quello di provare a eliminare un ostacolo alla piena autodeterminazione, pur nella consapevolezza che la via indicata non risolverà il problema della crisi demografica. Non si ritiene giusto, in particolare, che abbiano accesso a certe pratiche solo le persone che possono permetterselo dal punto di vista economico.




