70 euro per il trasporto scolastico umbro: una scelta di equità

Nota dell’Assessore alla mobilità Pierluigi Vossi

date
26 agosto 2026
- Simona Cortona
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Ho letto le considerazioni del consigliere Volpi sulla nuova misura regionale per gli abbonamenti scolastici Busitalia. Credo sia utile riportare il confronto sui fatti.
La Regione Umbria ha introdotto una misura senza precedenti per dimensione e impostazione, destinando 10,4 milioni di euro di risorse del Fondo Sociale Europeo per consentire agli studenti beneficiari di acquistare l’abbonamento annuale a 70 euro.
È una scelta giusta? Sì, perché concentra risorse importanti sulle famiglie che hanno maggiori difficoltà economiche.
Questo non significa affatto sostenere che chi supera i 30.000 euro di ISEE non abbia problemi. Una soglia amministrativa non rappresenta una linea magica tra chi “ha bisogno” e chi “non ha bisogno”. Significa semplicemente che, davanti a risorse pubbliche necessariamente limitate, si è scelto di partire da chi ha maggiore necessità di sostegno.
E l’ISEE non coincide con lo stipendio di un genitore: considera redditi, patrimoni e composizione del nucleo familiare, attraverso una scala di equivalenza. È uno strumento costruito proprio per valutare la condizione economica complessiva della famiglia.
C’è poi un principio che dovrebbe guidare ogni amministratore: l’articolo 3 della nostra Costituzione non parla soltanto di uguaglianza formale, ma impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano concretamente l’uguaglianza.
Per questo dare di più a chi ha meno non significa discriminare chi ha di più. Significa perseguire l’uguaglianza sostanziale.
E non è una scelta esclusivamente umbra: anche altre Regioni, come Emilia-Romagna e Toscana, utilizzano l’ISEE per modulare le agevolazioni sul trasporto pubblico degli studenti.
Inoltre, per gli universitari umbri è già prevista una misura a 70 euro senza limite ISEE. Parliamo quindi di interventi diversi, rivolti a platee diverse e finanziati attraverso risorse differenti.
Se in futuro ci saranno risorse per ampliare ulteriormente la platea degli studenti beneficiari, sarò il primo a sostenerlo. Ma ampliare domani non significa che sia sbagliato aver cominciato oggi da chi ha maggiore bisogno.
Da assessore alla Mobilità del Comune di Perugia considero questa misura un investimento concreto anche per Perugia: più studenti sui mezzi pubblici significa meno auto davanti alle scuole, meno traffico, meno emissioni e un aiuto reale alle famiglie.
Il ceto medio merita certamente attenzione e risposte alle difficoltà del costo della vita. Ma non dobbiamo mettere le famiglie una contro l’altra.
Aiutare maggiormente chi ha meno non significa penalizzare chi ha di più.
Significa usare le risorse pubbliche per ridurre le disuguaglianze, garantire il diritto allo studio e costruire una mobilità più sostenibile.
Non è assistenzialismo.
È equità. È diritto allo studio. È una scelta per il futuro della nostra comunità

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