Respinto anche in Consiglio comunale, con 9 voti favorevoli e 18 contrari, l’ordine del giorno presentato da Paolo Befani (FdI) su “Restauro e valorizzazione di due elementi storici del territorio di Ponte San Giovanni, possibilmente tramite lo strumento dell’Art Bonus”.
In particolare, Paolo Befani ha riferito che a Ponte San Giovanni è presente una pietra miliare risalente a circa un secolo fa, testimonianza del tracciato originario della strada Tiberina, di rilevante valore storico e topografico. Nel quartiere, inoltre, agli estremi di strada dei Loggi, erano presenti due cippi lapidei risalenti presumibilmente al XIX secolo, che costituivano elementi identitari della memoria storica locale. Uno dei due è stato restaurato grazie all’associazione ProPonte, l’altro, quello che era posto all’incrocio con strada Tuderte, è stato oggetto di un incidente stradale circa tre anni fa, quindi rimosso dall’Amministrazione comunale e trasferito presso il cantiere comunale di Santa Lucia, dove, secondo informazioni raccolte, risulterebbe tuttora conservato.
Visto il significato dei reperti per la comunità e tenuto conto dell’utilità dello strumento di Art bonus per finanziare restauri di monumenti cittadini, con l’odg Befani impegna l’amministrazione:
-ad inserire il restauro e la ricollocazione della pietra miliare e del cippo di Ponte San Giovanni tra le opere ammissibili al progetto Art Bonus;
-qualora tale inserimento non fosse possibile, a disporre in tempi brevi gli interventi di recupero, restauro e valorizzazione dei due reperti attraverso le risorse comunali ordinarie;
-a favorire la collaborazione con le associazioni e i cittadini del quartiere per promuovere la conoscenza e la tutela dei beni storici locali.
Befani, nel riassumere i lavori in commissione, ha parlato di una evoluzione della posizione della maggioranza – che inizialmente gli era apparsa favorevole – a dispetto del dovere dell’amministrazione di tutelare i beni culturali.
Lorenzo Ermenegildi Zurlo (Pd) ha chiarito che l’attuale amministrazione riconosce il valore di Art Bonus, utilizzato proficuamente anche dalla precedente amministrazione. I manufatti richiamati dall’odg, “dal discutibile valore culturale”, tuttavia, non sono ritenuti dello stesso livello di monumenti quali, ad esempio, quello dedicato al XX Giugno e quindi tali da poter essere inseriti nella lista Art Bonus. Con ciò ha confermato il voto negativo della maggioranza.
Leonardo Varasano (Progetto Perugia) ha affermato che, acquisita anche la disponibilità di un cittadino a mettere risorse, l’indirizzo politico poteva ritenersi pacifico. Secondo il consigliere, invece, si è poi verificata una divaricazione delle posizioni, incluse quelle manifestate da esponenti della giunta sentiti in commissione. Varasano ha altresì asserito che, parlando di indicazioni stradali che hanno accompagnato l’evoluzione dei trasporti, dunque di emergenze storicamente rilevanti, in un caso con fasci littori, andrebbe comunque riconosciuto il dovere di conservazione. Di fronte alla storia, infatti, a suo avviso bisognerebbe avere l’atteggiamento tipico del chirurgo, caratterizzato da debito distacco.
Anche Chiara Calzoni (Perugia Civica) ha ribadito che, in base alla Costituzione, la Repubblica tutela il patrimonio storico-artistico della nazione e, se un bene è testimonianza storica del territorio, sussiste il dovere di cura. Ad ogni modo, non bisogna commettere l’errore di trasformare un manufatto lapideo in un presunto richiamo alla marcia su Roma, a suo avviso, perché in tal modo si attribuisce all’oggetto un significato che non deriva dalla sua funzione originaria, ma da una lettura politica contemporanea. E’ invece legittimo, secondo la consigliera, chiedere di inserire un intervento di restauro in una programmazione ordinata per non dover intervenire in emergenza.
L’assessore Francesco Zuccherini, dal canto suo, ha escluso di aver espresso un proprio orientamento, precisando di aver rimesso la questione al Consiglio dopo aver riportato le valutazioni tecniche degli uffici che si occupano di Art Bonus e i dubbi che sussistevano sulla qualificazione come beni storici.



