Mitigazione del rischio idraulico nel bacino del Fosso Santa Margherita: il punto sulla revoca del finanziamento regionale di 258mila euro
Interrogazione di Scoccia e Befani (FdI) e risposta dell’assessore Grohmann durante la seduta del Consiglio comunale di Perugia
In occasione del question time del 15 luglio 2026, i consiglieri Margherita Scoccia e Paolo Befani, rispettivamente dei gruppi Margherita Scoccia e Fratelli d’Italia, hanno presentato un’interrogazione urgente sulla “revoca del finanziamento regionale di 258mila euro destinato al Comune di Perugia per interventi di mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico nella porzione mediana del bacino del Fosso Santa Margherita, nei pressi dell’abitato di Pieve di Campo”.
Il bacino del Fosso Santa Margherita, ricordano i consiglieri, rappresenta da anni una delle aree più delicate del territorio comunale sotto il profilo idraulico e idrogeologico, interessata da criticità di deflusso, fenomeni erosivi e movimenti franosi.
In base a quanto ricostruito nell’interrogazione, con delibera di giunta comunale n. 225 del 5 giugno 2024 erano stati approvati gli studi di prefattibilità per i primi interventi di mitigazione del rischio nella porzione mediana del bacino del Fosso Santa Margherita, per un importo stimato di 300mila euro, cui aveva fatto seguito la concessione, da parte della Regione Umbria, di un finanziamento di 258mila euro con determinazione dirigenziale regionale n. 11012 del 18 ottobre 2024. A gennaio 2025 il Comune aveva quindi affidato l’incarico per la progettazione di fattibilità tecnico-economica ed esecutiva, oltre alla direzione dei lavori.
Secondo quanto ricostruito dai consiglieri, la normativa regionale imponeva al Comune, quale beneficiario del contributo, di procedere all’affidamento dei lavori entro dodici mesi dall’attribuzione delle risorse: un termine che per i consiglieri non sarebbe stato rispettato. “Con delibera di giunta regionale n. 1066 del 22 ottobre 2025 – ricostruiscono ancora i proponenti nell’atto -, la Regione Umbria ha disposto la revoca dei finanziamenti assegnati ai soggetti attuatori per un importo complessivo di 758mila euro, comprensivo anche di quello destinato al Comune di Perugia”.
Viene richiamata da Scoccia e Befani anche la delibera di giunta comunale del gennaio 2026 con cui il Comune ha deliberato la presentazione di un’istanza di contributo al Ministero dell’Interno per il finanziamento delle spese di progettazione relative alla messa in sicurezza dal rischio idrogeologico del bacino, per un importo di 450mila euro.
Con l’interrogazione, i consiglieri hanno chiesto alla sindaca e alla giunta di chiarire le ragioni del mancato affidamento dei lavori entro il termine previsto, la data di completamento del progetto necessario all’affidamento dei lavori, se vi siano state comunicazioni o richieste di proroga trasmesse alla Regione prima della revoca del finanziamento, se la vicenda comporti effetti preclusivi per l’accesso a future annualità di finanziamento, quale sia il quadro complessivo delle risorse disponibili per il Fosso Santa Margherita, che rapporto vi sia tra il finanziamento revocato e la nuova istanza da 450mila euro, e quale sia il cronoprogramma aggiornato per la cantierizzazione degli interventi nell’area di Pieve di Campo.
L’assessore David Grohmann ha premesso che il tratto del fosso di Santa Margherita a Pieve di Campo ricade tra quelli demaniali, che il tratto stradale di via Pieve di Campo di cui si parla, posto lateralmente al corso d’acqua, ricade all’interno di varie proprietà private e quindi il Comune di Perugia non è proprietario, e che, nel tempo, l’ente ha eseguito lavori di pronto intervento (recinzioni con segnaletica) per limitare potenziali pericoli per la pubblica incolumità.
Poi ha spiegato che il Comune di Perugia, su incarico della Regione Umbria (autorità competente per la gestione e la manutenzione del demanio idrico) aveva predisposto nel 2025 un progetto per la messa in sicurezza del corso d’acqua. I tempi tecnici necessari per l’approvazione della variante urbanistica e per la procedura di esproprio non hanno tuttavia consentito di rispettare i termini stringenti previsti dai finanziamenti regionali, determinando uno scostamento tra la pianificazione e l’effettivo svolgimento delle procedure.
In accordo con gli uffici regionali – ha continuato Grohmann – si è ritenuto opportuno utilizzare il progetto per avviare i procedimenti di variante urbanistica e di esproprio, riproponendo l’intervento per le annualità successive. A maggio e ottobre 2025, il Comune ha segnalato alla Regione Umbria la necessità di individuare ulteriori fonti di finanziamento, per un importo complessivo di 408mila euro, in quanto la realizzazione degli interventi richiede necessariamente una variante urbanistica e una procedura di esproprio che comportano lo slittamento dei termini perentori originariamente previsti (affidamento dei lavori entro il 9 ottobre 2025 e conclusione entro il 31 dicembre 2025). Con le stesse note, l’Amministrazione ha comunque ribadito l’interesse a procedere alla realizzazione dell’intervento, confermando la disponibilità a svolgere il ruolo di soggetto attuatore.
L’assessore ha ricordato che le normative prevedono, in caso di mancato rispetto del termine di affidamento dei lavori, la sola revoca del contributo, senza ulteriori conseguenze sanzionatorie.
Ribadendo che è la Regione Umbria l’autorità competente per la gestione del demanio idrico, il Comune, al fine di risolvere quanto prima le criticità dell’area, ha trasmesso alla Regione, in data 19 maggio 2026, la determinazione dirigenziale n. 1576 dell’Area Governo del Territorio e Transizione al Digitale, con cui sono state approvate in linea tecnica le ipotesi progettuali di interventi di mitigazione del rischio idrogeologico da frana, ai sensi del D.P.C.M. 27 settembre 2021, sull’intero bacino del Fosso Santa Margherita e affluenti — dalla porzione di monte, sotto via San Domenico, fino a quella di valle a Pieve di Campo — per un importo complessivo di 7.477.500 euro, suddiviso in cinque stralci funzionali.
L’area di Pieve di Campo ricade nello stralcio n. 5, relativo alla realizzazione di una cassa di espansione per la mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico nella porzione di valle del bacino, del costo complessivo di 1.425.000 euro. La suddivisione in stralci, ha precisato l’assessore, segue una numerazione progressiva da monte a valle, mentre la priorità di intervento è inversa, dal quinto al primo stralcio, ossia da valle a monte.
Nel frattempo, l’Amministrazione comunale ha già eseguito lavori di pronto intervento (recinzioni con segnaletica) per limitare i potenziali pericoli per la pubblica incolumità, opere sottoposte a continuo monitoraggio e manutenzione.
L’assessore ha infine chiarito che non sussiste alcun collegamento tra il finanziamento regionale revocato di 258mila euro e la successiva richiesta di contributo di 450mila euro al Ministero dell’Interno, oggetto della delibera di giunta comunale del gennaio 2026: quest’ultima riguarda infatti le sole spese di progettazione per la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico della porzione apicale del bacino (viale San Domenico), e non l’intervento oggetto della interrogazione.
L’assessore ha concluso sottolineando la complessità della situazione e la rilevanza della sfida rappresentata dal bacino, evidenziando l’impegno dell’Amministrazione nel proseguire il lavoro avviato dalla precedente gestione e nella ricerca di finanziamenti adeguati a risolvere in modo strutturale le criticità dell’area.



