La sindaca di Perugia a Roma per l’iniziativa “1946-2026 Voto alle donne.”Ottant’anni il voto alle donne, la parità resta una sfida”

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05 marzo 2026
- Redazione
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Ottant’anni fa milioni di donne entrarono nei seggi elettorali per la prima volta. Non fu soltanto l’ingresso in una cabina elettorale, fu l’ingresso pieno nella cittadinanza repubblicana. Senza quel voto, senza quella partecipazione straordinaria e senza il contributo delle ventuno donne che sedettero nell’Assemblea Costituente, la nostra Costituzione non sarebbe la stessa e probabilmente la Repubblica italiana non sarebbe esistita nella forma che conosciamo.
Lo ha ricordato la sindaca di Perugia e delegata Anci alle Pari Opportunità, Vittoria Ferdinandi, intervenendo a Roma all’iniziativa “1946-2026 Voto alle donne. La democrazia italiana compie ottant’anni”, promossa dalla ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella e dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in occasione dell’ottantesimo anniversario del riconoscimento del diritto di voto alle donne in Italia.
In questi decenni molti passi avanti sono stati compiuti. Oggi negli enti locali italiani le amministratrici sono oltre 44 mila, pari al 35 per cento del totale, e le sindache sono più di mille. Un cambiamento importante, se pensiamo che nel 1986 le sindache erano appena 140. È il risultato di un lungo percorso di partecipazione, di battaglie culturali e di un progressivo ampliamento degli spazi democratici.
Eppure il cammino verso una piena parità non è ancora concluso. Le donne oggi amministrano soltanto il 20 per cento dei Comuni italiani. Non perché siano meno capaci o meno preparate, ma perché persistono ancora ostacoli culturali e materiali che rendono più complesso il loro accesso ai luoghi della decisione.
Lo stesso vale per il lavoro e per la vita quotidiana. Il divario salariale resta significativo, i carichi di cura continuano a gravare in modo sproporzionato sulle donne e la maternità troppo spesso diventa una condizione di vulnerabilità invece che una scelta sostenuta dalla comunità.
E poi c’è la questione più drammatica, quella della violenza. Quando una donna viene uccisa o subisce violenza non siamo di fronte a un fatto privato. È una ferita che riguarda tutta la società, perché la violenza nega quella piena cittadinanza che le donne hanno conquistato nel 1946 con il suffragio universale.
Per questo ricordare il voto alle donne significa rinnovare un impegno. Significa continuare ad allargare gli spazi della partecipazione, rendere più giuste le opportunità e costruire istituzioni sempre più inclusive.
Come ricordava Nilde Iotti, la libertà delle donne misura la qualità della nostra democrazia. E come diceva Tina Anselmi, la democrazia è un cammino che non si compiace mai dei risultati raggiunti.
Ottant’anni dopo quel primo voto, il modo più autentico per onorarlo è continuare a camminare insieme, aprendo nuove strade e assumendoci ogni giorno la responsabilità di rendere la nostra democrazia più giusta e più forte, senza arretrare mai e senza alzare mai bandiera bianca.
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