Intervento contro il DDL Sicurezza (Piantedosi) – nota della Consigliera Francesca Pasquino 

date
21 luglio 2026
- Redazione
share-facebookshare-xshare-linkedinshare-telegramshare-whatsappicon-share
Condividi

Il Consiglio dei ministri ha approvato pochi giorni fa il nuovo disegno di legge in materia di sicurezza, il secondo capitolo di un pacchetto che si è già dimostrato capace di comprimere diritti e garanzie senza risolvere alcun problema reale. Il metodo è sempre lo stesso: davanti a qualsiasi episodio di cronaca, la risposta del Governo è unicamente repressiva, mai sociale, mai educativa, mai preventiva nel senso vero della parola.

Il punto più grave riguarda l’estensione del fermo di prevenzione ai minorenni, sottratto alle garanzie proprie del sistema penale minorile, basato sul recupero e sulla responsabilizzazione rispetto alla pura afflittività. 

Colpire un minorenne con strumenti pensati per la criminalità organizzata adulta non è sicurezza: è un cortocircuito costituzionale, un fallimento dello stato democratico.

A questo si aggiunge il nuovo “divieto di aggregazione” (di competenza) del Questore: una misura amministrativa, non giurisdizionale, che limita la libertà di un giovane senza passare per un giudice. È la logica del sospetto preventivo che si sostituisce alla logica delle garanzie, ed è una logica che questa amministrazione non può condividere.

E c’è un problema, che va oltre il diritto ed entra nel merito culturale di questo provvedimento, ribattezzato non a caso “anti-maranza”. Chi ogni giorno lavora sul campo lo dice con chiarezza, loro non ragionano per categorie ma per nomi e cognomi, per storie individuali, per relazioni costruite nel tempo.

Il ddl Sicurezza, al contrario, banalizza, appiattisce e ragiona solo per categorie: il “maranza” è tale per come si veste, per dove si trova, per chi frequenta, e tanto basta per definirlo un pericolo e trattarlo come tale. 

La paura più grande di questi ragazzi è un futuro senza speranza. Parliamo di ragazzi che faticano a intravedere percorsi sani, perché l’alternativa per loro troppo spesso è la solitudine e l’isolamento. 

La domanda è di senso e di prospettiva, la risposta di questo Governo non risolvere, ma solo punire.

Quanto al metodo, l’uso continuo dei decreti è uno sfregio al ruolo del Parlamento. È ancora più grave, e inquietante, pensare che una prassi così autoritaria sia applicata a temi che toccano la libertà personale dei cittadini.

Infine, colleghi: nessuna di queste misure affronta le cause. Davanti all’incapacità di mettere in campo strumenti educativi adeguati, l’approccio è sempre lo stesso: spostare il problema dalla scuola e dal servizio sociale alla caserma, scaricando sulle forze dell’ordine una responsabilità che è innanzitutto politica e comunitaria. 

Dietro ogni ragazzo che chiamano “maranza” c’è una storia, non una categoria: e la politica ha il dovere di occuparsi delle storie, non di inseguire le etichette.

share-facebookshare-xshare-linkedinshare-telegramshare-whatsappicon-share
Condividi