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La II commissione consiliare bilancio nel corso della seduta di mercoledì 8 luglio ha approvato con 9 voti a favore e 3 astenuti l’odg del gruppo PD: “iniziative a tutela degli utenti del terzo settore operanti nel territorio del Comune di Perugia, nell’ambito dell’applicazione dell’art. 79 del codice del terzo settore.
Illustrando l’atto Silvia Pannacci ha riferito che in Italia gli Enti del Terzo Settore, con 6 milioni di volontari, oltre 800mila occupati e un valore economico pari al 4% del Pil, rappresentano un asset strategico per l’economia e per la tenuta sociale del paese.
Il territorio del comune di Perugia è connotato dalla presenza di un cospicuo numero di realtà locali di dimensioni medio-piccole e dal grande valore storico-artistico, come i borghi e le aree interne, il cui valore intrinseco è dato dal substrato storico che ne ha forgiato l’identità.
La promozione sociale e culturale di queste realtà è demandata ad associazioni di promozione sociale, realtà culturali, comitati cittadini, Pro Loco e altri enti non profit rientranti nella categoria degli Enti del Terzo Settore.
La Riforma del quadro fiscale del terzo settore (d.lgs. 117 del 2017) ha introdotto delle novità in merito al regime fiscale applicato agli enti del Terzo Settore; ai sensi degli artt. 79 e segg. si distinguono nettamente, in primo luogo, le attività definibili “commerciali” da quelle non commerciali. Secondariamente, vengono introdotti nuovi parametri fiscali e adempimenti obbligatori (a titolo esemplificativo, il regime forfettario e il social bonus).
Tali innovazioni hanno suscitato una crescente preoccupazione anche tra gli Enti del Terzo Settore attivi nel territorio comunale, prospettando potenziali difficoltà in termini di sostenibilità organizzativa ed economica delle associazioni stesse, fino al rischio della sospensione definitiva di molte di queste attività.
Il punto critico della nuova classificazione fiscale, valida per gli enti iscritti al RUNTS, riguarda la distinzione tra introiti di natura commerciale, spesso connessi alla somministrazione temporanea di alimenti e bevande durante eventi e manifestazioni e introiti istituzionali, quali quote associative, contributi volontari o finanziamenti pubblici: l’articolo 79 del Codice del Terzo Settore prevede infatti che, qualora i ricavi derivanti da attività considerate commerciali risultino prevalenti rispetto a quelli istituzionali, l’ente venga attratto nella disciplina del reddito d’impresa.
La disciplina del reddito d’impresa comporta l’applicazione della disciplina fiscale ordinaria, e non quella agevolata prevista dalla L. 389/1991, con effetti sproporzionati soprattutto sugli enti di volontariato.
Stante ciò i consiglieri impegnano l’Amministrazione:
-ad attivarsi per un’interlocuzione con il Governo e il Ministro Giancarlo Giorgetti per l’istituzione di un tavolo tecnico nazionale volto a chiarimenti interpretativi e ad eventuali correttivi normativi dell’art. 79 del Codice del Terzo Settore;
-A promuovere un confronto con UNPLI, UNPLI Umbria e con le rappresentanze regionali delle associazioni di promozione sociale e degli enti del Terzo Settore, al fine di raccogliere le criticità applicative riscontrate;
– A farsi portavoce, nelle sedi istituzionali, delle istanze e delle problematiche rilevate a seguito di confronto con le realtà del Terzo Settore che svolgono la propria attività nel comune di Perugia.
I rappresentanti delle associazioni presenti, tra cui il presidente di Unpli Perugia Francesco Fiorelli, il rappresentante della polisportiva Casenuove David Ricci, la rappresentante di Arci, il rappresentante dell’Asd Sant’Egidio Alessio Sepioni, il presidente dell’Ass. I rioni di San Sisto Federico Boncio, nel rimarcare l’importanza dell’attività svolta dalle associazioni del terzo settore (in particolare in termini di sagre), hanno confermato le problematiche segnalate nell’odg, lanciando la proposta di costituire una commissione permanente sia a carattere comunale che regionale.
La recente normativa indicata nell’atto, con la tassazione introdotta oltre il superamento del limite di 85mila euro, rende impossibile lo svolgimento di alcune attività a prezzo contenuto, come centri estivi, attività motoria per anziani ed adulti, ma soprattutto le sagre, i cui proventi sono fondamentali per i territori ed il sostentamento delle associazioni.
Il rischio, ove non vi siano modifiche alla norma, è che le associazioni restituiscano le chiave delle strutture gestite, disperdendo il patrimonio rappresentato dai tanti volontari.
Marko Hromis (PD), dopo aver posto l’accento sulla rilevanza dei numeri delle associazioni, ha spiegato che la normativa nasce da obiettivi europei, pur essendo i territori molto differenti tra loro. L’idea è colpire chi abusa del proprio ruolo, ma il rischio concreto è di colpire tutti indistintamente.
Visto quanto segnalato dai rappresentanti delle associazioni l’obiettivo deve essere di riaprire la contrattazione a livello nazionale, ma nel contempo il Comune ha il compito di sostenere il terzo settore, magari semplificando alcune procedure nell’ambito della redazione del regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni.
Ben venga quindi la creazione di un tavolo tecnico per cercare di correggere la normativa, ma utile sarebbe anche un confronto a livello locale.
Leonardo Varasano (Progetto Perugia) ha riconosciuto l’enorme valore del ruolo svolto dalle associazioni per tutto il corso dell’anno. Per coadiuvare le associazioni cosa può fare il Comune? Innanzitutto porre il problema come si sta facendo. In secondo luogo e soprattutto, investire sulla cura del verde, sgravando le associazioni su questo versante.
Riccardo Mencaglia (FdI), partendo dalla personale esperienza nel terzo settore, ha definito il tema particolarmente importante. Nessuno può mettere in discussione il ruolo che svolgono gli enti del terzo settore sia in Italia che soprattutto nel nostro territorio: per questo serve equilibrio nell’analisi del tema. La riforma non nasce per penalizzare le associazioni, ma con altri obiettivi; tuttavia l’applicazione concreta di alcune disposizioni (es. art. 79) ha fatto emergere importanti criticità. E’ quindi legittimo interrogarsi sugli effetti di tali normative e supportare un’interlocuzione, già avviata, con il Governo nazionale.
Mencaglia ha quindi chiesto di poter modificare l’atto onde poterlo valorizzare ulteriormente e renderlo atto utile per rafforzare l’iter già avviato.
Gli emendamenti sono:
-nelle premesse: “la riforma del terzo settore rappresenta un intervento organico volto a rafforzare i principi di trasparenza, legalità, uniformità normativa e corretta gestione degli enti del terzo settore, obiettivi pianamente condivisibili e funzionali alla valorizzazione del volontariato e della cittadinanza attiva”.
-sempre nelle premesse: “preso atto che le criticità emerse nell’applicazione di alcune disposizioni del codice del terzo settore sono già oggetto di confronto istituzionale attraverso iniziative parlamentari, chiarimenti interpretativi e interlocuzioni promosse a livello nazionale con le rappresentanze del terzo settore nell’ottica di una corretta ed equilibrata applicazione della normativa vigente”.
-emendamento 3 sulle premesse: “risulta pertanto opportuno proseguire il confronto istituzionale affinché gli obiettivi di trasparenza ed uniformità perseguiti dalla riforma possano conciliarsi con la tutela delle specificità delle realtà associative locali”.
Federico De Salvo (Anima Perugia) ha allargato il quadro delle criticità presenti nella normativa, spiegando che gli enti del terzo settore hanno il merito di tenere insieme i territori, supportando il compito degli organismi istituzionali.
Per questo l’odg è condivisibile perché è fondamentale sostenere in ogni sede associazioni ed enti che tutti i giorni lavorano per il benessere della comunità.
Edoardo Gentili (FI) ha confermato che questa situazione rappresenta l’attuazione di una riforma iniziata nel 2014, concretizzatasi nel 2016, che rischia di mettere in forte crisi le associazioni del terzo settore. Vista la fase di transizione della norma, l’auspicio è che nel tempo si possa arrivare ad individuare delle soluzioni che consentano di non penalizzare eccessivamente il terzo settore, trattandosi di un ambito forte e determinante che non può certo scomparire, magari lavorando nell’ottica della semplificazione.
Gentili ha quindi condiviso l’opportunità di lavorare sulla ridefinizione dell’art. 79, supportando un percorso già avviato a livello nazionale.
Niccolò Ragni (PD) ha espresso soddisfazione per il dibattito in commissione che ha ampliato l’oggetto della discussione attivata dall’odg. Anche secondo il consigliere alcuni aspetti previsti dal decreto di riforma del terzo settore sono particolarmente critici e rischiano di mettere in forte difficoltà la tenuta delle associazioni. Per questo serve massima condivisione in questa battaglia, cercando di supportare il terzo settore in ogni modo possibile, anche tramite adozione di provvedimenti amministrativi come il Comune di Perugia già sta facendo, ma anche nelle sedi istituzionali nazionali.
A nome del gruppo Pd Ragni non ha accolto gli emendamenti proposti da Mencaglia.
Nilo Arcudi (Perugia Civica) ha espresso rammarico per il mancato accoglimento degli emendamenti in quanto ha sostenuto che un voto unanime sulla materia sarebbe importante per confermare il sostegno al lavoro straordinario degli enti del terzo settore. Un sostegno che, al di là del singolo atto, non è comunque in discussione.
Il mondo del terzo settore, infatti, negli anni ha contribuito in maniera determinante alla cura delle comunità a fianco del Comune e degli altri enti locali.
La fase introdotta dalla riforma è complessa ed è doveroso che gli enti locali lavorino, come stanno facendo, per migliorarla.
Augusto Peltristo (FI), nel comprendere le difficoltà quotidiane degli enti del terzo settore, ha espresso rammarico per non essere riusciti a redigere un odg condiviso.
Il consigliere ha spiegato che un’interlocuzione a livello nazionale sulla materia è già avviata; pertanto vi è la volontà, anche da parte del centro-destra, di supportare in ogni modo possibile le associazioni in questo percorso volto a contenere gli aspetti critici della riforma.
Elena Fruganti (FdI) ha confermato che proloco ed associazioni rappresentano veramente luoghi aggregativi che travalicano l’appartenenza politica. Anche le istituzioni, pertanto, dovrebbero trasmettere questo spirito unitario, come purtroppo non è avvenuto nella trattazione dell’odg. Ha quindi espresso rammarico per il mancato accoglimento degli emendamenti di Mencaglia in quanto ragionevoli.
In replica finale il capogruppo PD Lorenzo Ermenegildi Zurlo ha parlato di atto identitario per il PD. Il motivo del non accoglimento degli emendamenti non è politico, ma tecnico in quanto sono ritenuti già assorbiti dal testo.




